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Parte dal Pdl il rilancio dei liberali PDF Print E-mail
Written by Cristiano Bosco*   
Thursday, 24 April 2008 17:39
Alfredo Biondi, veterano della politica e liberale storico, si pronuncia sulle prospettive del liberalismo all’interno del Popolo della Libertà e della nuova squadra di governo.

Un tempo, lei disse “Forza Italia è divisa in tre parti come la Gallia”: i cattolici, i socialisti e i liberali. E’ ancora così?
La suddivisione permane ma le tre parti non sono uguali tra loro. I liberali, che svolsero una grande funzione all’inizio, favorendo la nascita del partito grazie agli sforzi di Martino, Costa, Sterpa e del sottoscritto, hanno ora un ruolo ridotto, a causa del prevalere di altre componenti.
Questo ruolo non rischia di ridursi ulteriormente, con la nascita del Popolo della Libertà?
Paradossalmente, i recenti sviluppi possono rappresentare uno stimolo per i liberali, che hanno ora l’opportunità di svolgere una funzione promozionale per la causa liberale. È necessario ripartire dall’idea, più volte citata dallo stesso Berlusconi, di creare un partito liberale di massa, che si basi sulla difesa dei diritti civili, sulle peculiarità del liberalismo economico e sulla politica estera. Rivesto tuttora la carica di presidente del consiglio nazionale di Fi, lavorerò perché i liberali possano avere un’influenza importante nell’affrontare le modalità statutarie e organizzative del nuovo partito.

Dunque il matrimonio con Alleanza Nazionale non finirà con il rafforzare le anime conservatrici e protezioniste del partito?
La libertà è un rischio e c’è chi se ne può approfittare. Per questo è importante consolidare il valore della libertà come fine e come mezzo. La libertà è come l’aria, ci accorgiamo del suo valore solo quando viene a mancare. I liberali sono una risorsa insostituibile per il nostro Paese. Se non si organizzano, sono destinati a restare una minoranza. Operazioni come quella di riesumare il PLI alle ultime elezioni non fanno altro che atrofizzare il liberalismo, anziché rinforzarlo. Nei congressi per la formazione del nuovo partito saranno sottolineate le differenze tra le varie componenti, allo scopo di creare un rapporto sincero di affiatamento. In questo senso, in materia economica, l’ultimo libro di Giulio Tremonti, “La paura e la speranza”, è la dimostrazione che, di fronte al grande mercato, possono risultare necessarie misure correttive per evitare che l’Italia diventi l’agnello sacrificale di realtà europee ed extraeuropee.

Berlusconi ha promesso che la Liguria sarà ben rappresentata nella prossima squadra di governo. Si parla di un ministero a Scajola o, in alternativa, sono sempre più insistenti le voci relative alla nomina di due sottosegretari liguri, con la possibilità di dare maggiore rappresentanza liberale al governo.
Anche nel caso Scajola dovesse diventare titolare di un ministero sarebbe necessario avere nel prossimo governo esponenti che per anni hanno “tirato il carretto”, dandosi da fare per il partito e per la politica, come ad esempio l’onorevole Enrico Nan che, come me, per ragioni di svecchiamento, non è più stato candidato. Si tratta di un ragionamento legittimo, è giusto che anche altri possano avere la possibilità di essere eletti in Parlamento. Ma privarsi dell’esperienza e della competenza di uomini politici come Nan - il quale ha tutti i titoli per ricoprire un importante ruolo di governo, ma anche aspetti di gestione o di authority - sarebbe un grave errore.

Dopo anni di lavoro in Parlamento, come ha preso l’esclusione dalle liste e, di conseguenza, la vita extraparlamentare?
Una volta Andreotti disse che “in politica, la riconoscenza non esiste e il riconoscimento è raro”. Faccio parte di Forza Italia dal 1994, la mia è la tessera di partito numero 3, dopo quelle di Berlusconi e di Martino. L’anzianità dovrebbe fare grado ma comprendo che l’esperienza parlamentare e l’anagrafe abbiano un significato. L’idea di non poter votare la fiducia al nuovo governo mi fa male al cuore, specialmente dopo aver contribuito, con il mio voto, alla caduta del governo Prodi. Sarei ipocrita se dicessi che l’esclusione dalle liste non mi ha lasciato l’amaro in bocca. Solitamente, quando si deve dare un dispiacere, è più semplice darlo a un amico, sapendo che ti resterà fedele. La mia è malinconia, più che rammarico. Ciò nonostante, ho collaborato alla campagna elettorale come se fossi stato candidato, vivendola in mezzo alla gente. Non posso fare altro che mettere a disposizione del partito le mie doti e la mia intramontabile tradizione di liberale.
Intervista ad Alfredo Biondi pubblicata sull'Opinione del 24.4.2008
 
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