| Stato usuraio |
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| Written by Leonardo Butini | |
| Monday, 23 November 2009 11:40 | |
Attorno al fenomeno dell'usura ruota tutta una serie di pregiudizi difficili da smontare, con lo strozzino che viene visto un pò da tutti come un criminale di bassa lega, meritevole di pene anche severe. Egli assolve in realtà ad un compito necessario ed importante, in quanto la sua attività è la risposta al fatto che gli individui hanno diversi tassi di preferenza temporale: prestare danaro è un commercio,e come in qualunque altro commercio le parti devono guadagnarci qualcosa (ovviamente ex ante), altrimenti rifiuterebbero di parteciparvi. Per usare le parole dell'economista libertario Walter Block "chi prende denari in prestito di solito stipula un contratto, i cui termini hanno il pieno consenso di entrambe le parti.
Non si puo' certo definire vittima di un presta-denaro colui che accetti di ripagare un prestito e poi si rimangi la promessa contrattuale". La richiesta di tassi di interesse usurai è però spesso accompagnata da atti che criminali lo sono per davvero, e lo Stato ha quindi gioco facile nel gettare il bambino assieme all'acqua sporca, criminalizzando l'usura tout court. Sempre pronto ad ergersi come paladino dei poveri e dei deboli, è proprio lo Stato però che nei fatti finisce con l'applicare tassi usurai ai suoi poveri sudditi; al solito, quel che viene proibito ai comuni mortali - pena la galera - diventa invece come per magia legale quando a compiere gli stessi atti sono gli sgherri del fisco. E' successo così a Vibo Valentia che per il mancato pagamento di una tassa Irpef di 1.800 euro, scaturita da un conguaglio e mai notificata al contribuente, sia scattata una richiesta di 3.600 euro, senza che peraltro sia stato inviato il dovuto avviso di pagamento per lettera raccomandata come prescritto, e senza quindi che venisse indicato il responsabile del procedimento. L'ignara vittima, nel tentativo di informarsi su quanto accaduto, ha fatto trascorrere ulteriori giorni senza pagare quanto richiesto, così che oggi per chiudere la pratica sarebbero necessari 4.600 euro, roba da far impallidire per l'appunto i piu' terribili usurai. Con una sostanziale differenza: che l'usuraio chiede il conto in virtù di un accordo volontario, per quanto indotto da esigenze spesso improcrastinabili, lo Stato invece fa della coercizione la sua sola ragion d'essere. Ovviamente quando è lo Stato a dover rimborsare i cittadini o a uscire perdente da una disputa, i rimborsi tardano (se arrivano) e le spese sostenute dal contribuente non vengono risarcite; eppure molti di noi stentano ancora a riconoscere certi scempi, come se lavorare per il fisco sino a giugno non fosse una moderna forma di schiavitù: sveglia, è tempo di gettare di nuovo le casse di té nelle acque del porto. |



Attorno al fenomeno dell'usura ruota tutta una serie di pregiudizi difficili da smontare, con lo strozzino che viene visto un pò da tutti come un criminale di bassa lega, meritevole di pene anche severe. Egli assolve in realtà ad un compito necessario ed importante, in quanto la sua attività è la risposta al fatto che gli individui hanno diversi tassi di preferenza temporale: prestare danaro è un commercio,e come in qualunque altro commercio le parti devono guadagnarci qualcosa (ovviamente ex ante), altrimenti rifiuterebbero di parteciparvi. Per usare le parole dell'economista libertario Walter Block "chi prende denari in prestito di solito stipula un contratto, i cui termini hanno il pieno consenso di entrambe le parti.
Non si puo' certo definire vittima di un presta-denaro colui che accetti di ripagare un prestito e poi si rimangi la promessa contrattuale". La richiesta di tassi di interesse usurai è però spesso accompagnata da atti che criminali lo sono per davvero, e lo Stato ha quindi gioco facile nel gettare il bambino assieme all'acqua sporca, criminalizzando l'usura tout court. 














