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Questo divorzio s'ha da fare PDF Print E-mail
Written by Alessio Di Carlo   
Friday, 09 July 2010 19:59
Lo scontro in atto tra il PdL e finiani sembra farsi sempre più duro attorno alla scelta di questi ultimi (ma non solo, a dire  il vero) di voler dare vita ad una corrente interna al partito.
Fin quando ho coltivato l'hobby della politica in uno dei tanti piccolissimi movimenti che gravitavano attorno a Forza Italia ho tentato di affermare l'opportunità di trasformare quel movimento (si trattava dei Riformatori Liberali), nella fase di traghettamento verso il Popolo della Libertà, in una corrente, a condizione che il nascente partito fosse strutturato in maniera democratica tale da permettere alle correnti di svolgere la loro funzione, tanto più in un movimento che avrebbe rappresentato quasi la metà dell'elettorato.
Considerato che la reazione che suscitava nei miei amici l'evocazione di una corrente era più o meno quella di Belzebù dinanzi al crocifisso e, soprattutto, ché né Forza Italia né il nascente PdL davano garanzie di quel minimo di democrazia occorrente per dar voce e vita ad una corrente, ho preferito dedicarmi ad altri hobbies.

Ora, la cosa bizzarra è che il PdL è nato secondo le previsioni, tra acclamazioni, inni al Presidente, bandiere sventolanti, abbracci e qualche lacrimuccia, anche da parte degli ex aennini, senza che nessuno si prendesse la briga di andare a leggere lo statuto del nascente partito.
Facendolo, ci si sarebbe resi conto che parlare di una corrente in un'associazione strutturata in quel modo è, per così dire, ridicolo.
Un movimento in cui la cooptazione è la regola e l'elezione l'eccezione. Altro che corrente.

Oggi i finiani pagano l'aver avallato con il loro silenzio (se non con l'entusiastico assenso) la nascita di un non partito all'interno del quale, reclamare un ruolo politico, è operazione ai limiti dell'impossibile.
Ecco perché questo divorzio s'ha da fare. E  i finiani potranno sempre chiedere scusa per non aver letto le carte prima di firmarle.
 
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