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La legge bavaglio c'è da 20 anni, solo che tutti la violano e nessuno persegue le violazioni PDF Print E-mail
Written by Emilia Rossi*   
Saturday, 10 July 2010 12:28

Un arresto importante quello di Flavio Carboni. E ieri sulle pagine di alcuni giornali – tra quelli che non hanno aderito alla 'giornata del silenzio' – compaiono ampi stralci delle intercettazioni effettuate nelle indagini che hanno portato a quello ed altri arresti, chiaramente tratti dal testo dell'ordinanza di misura cautelare.
C'è da scommettere che oggi si potranno leggere e rileggere anche sulle testate rimaste silenziose per un giorno.
E' l'ultimo, in ordine di tempo, degli atti di aperta violazione del divieto di pubblicazione degli 'atti' di un procedimento penale pur non più coperti dal segreto (perchè l'interessato, come si sa, ne è venuto bruscamente a conoscenza).
Divieto che, si badi bene, è sancito e sanzionato dalla legge attuale, in vigore – tra modifiche e integrazioni intervenute nel tempo – da oltre vent'anni, da quando è nato il 'nuovo' codice di procedura penale.

Essì, perchè l'attuale articolo 114 del codice di procedura penale vigente vieta “la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare”.
Il che significa, basta confrontare il disposto con quello del primo comma, che se gli atti sono coperti da segreto ne è vietata qualsiasi pubblicazione, anche solo per riassunto e pure se limitata al loro contenuto; se non sono più coperti dal segreto ne è consentita la pubblicazione per riassunto – come si sta prevedendo esplicitamente nel ddl Alfano – e se ne può pubblicare il contenuto ma continua ad essere vietata la pubblicazione dell'atto o di una sua parte.
Cosa che, invece, avviene regolarmente, come nel caso che occupa oggi le pagine dei giornali.
Il bavaglio, quindi, se di bavaglio si vuol continuare a parlare, esiste già e in termini non tanto diversi da quelli delineati nel ddl Alfano approvato al Senato.
Solo che è slacciato.

E non perchè i codici attuali non prevedano sanzioni per la violazione dei divieti di pubblicazione di atti o di immagini.
Li prevedono eccome e, anche in questo caso, in forme sostanzialmente non dissimili da quelle che si vogliono introdurre con la c.d. legge-bavaglio: sanzioni disciplinari (art.115 c.p.p.) e sanzioni penali (art.684 c.p.).
Insomma, il cosiddetto 'arresto per i giornalisti' per cui si grida allo scandalo e si incita alla resistenza da un mese circa a questa parte è già legge da oltre vent'anni ed è previsto, appunto, per la pubblicazione arbitraria degli atti di un procedimento penale. Si tratta, per la verità, di una contravvenzione che può essere estinta con il pagamento di un'oblazione che nel d.d.l. Alfano risulterebbe soltanto un po' più onerosa dei 100 e poco più euro attualmente previsti. Ma, si comprende, l'evocazione dell'arresto è più efficace quando si tratta di mobilitare i difensori delle libertà alla resistenza.

Il fatto è che il cosiddetto bavaglio, che, invece, è regola posta a tutela dell'esercizio dei diritti di difesa e, prima ancora, dell'integrità delle indagini e, in poche parole, della celebrazione di un processo giusto come definito dall'articolo 111 della Costituzione (quello che non compare mai nel dibattito di questi giorni), è ignorato e reso inefficace da quanti dovrebbero rispettarlo e farlo rispettare.
Potremmo aspettarci, almeno da parte di coloro che affermano che le leggi – buone – ci sono già e basterebbe applicare queste anziché inventarne di nuove, un atto, un gesto che segni una nuova stagione: la repressione, per esempio, delle ultime recenti violazioni dei divieti di legge.
Non accadrà, c'è da scommettere anche su questo.

L'alleanza di poteri, diversi ma uniti nell'obiettivo, che ha consentito la perpetrazione impunita della violazione delle leggi vigenti è forte e coesa.
E allora, via libera a chi vuol far credere che il d.d.l. Alfano attenti alla libertà di stampa, perchè ignora che i divieti alla pubblicazione degli atti del processo esistono già e sono già puniti e lo ignora – magari pure in buona fede – semplicemente perchè non sono mai stati fatti rispettare.
Via libera a chi grida alla resistenza, preannunciando la violazione della legge dal primo giorno in cui entrerà in vigore, perchè, in realtà, non farà altro che quello che ha fatto finora, da vent'anni a questa parte, rimanendo impunito.

*Emilia Rossi è avvocato penalista
Pubblicato su Italia Oggi sabato 10 luglio

Nella foto: Enzo Tortora, innocente morto il 18 maggio 1988 dopo anni di sofferenze nella gogna mediatica. Il nuovo Codice di Procedura Penale, che avrebbe vietato la pubblicazione delle false accue che lo riguardavano, è stato emanato il 22 settembre 1988.

 
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